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Visitatori?

come è possibile che la maggior parte della gente che legge il mio blog arrivi da mifaccioicazzituoiLand (Facebook) quando io neanche sono iscritta?

Ma come ci arrivate qua?

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Disse la vacca al mulo: oggi ti puzza il culo!

Disse il mulo alla vacca: ho appena fatto la cacca!

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C’è chi arriva e c’è chi va

Ho scommesso con Pj su quando sarebbe nata la nostra prima nipotina, io dicevo il 2 di ottobre, lui diceva il 3, ma solo per contrapporre il mio pensiero con il suo. Così, per rendere la cosa più interessante gli ho detto che se avessi vinto avrei buttato via tutte quelle magliette orribili e adolescenziali che a 34 anni suonati si ostina ancora a mettere, specialmente al lavoro. Lui ha accettato.
Ebbene, stanotte è nata la nostra bellissima nipote e, nonostante io sia contentissima e sprizzi felicità e gioia da tutti i pori, la cosa che mi fa essere ancora più entusiasta in tutta questa faccenda è che ho vinto e che presto le sue orribili magliette  saranno finalmente solo un brutto ricordo…

Ci vorrebbe una risata malefica adesso!

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Ctrl/Alt/Canc

Devo ammettere che a lavoro c’è poco da fare e per non farmi appioppare compiti strani, che dovrebbe fare la collega che è voluta andare via, o che semplicemente non mi va di fare a volte digito sulla tastiera lettere a caso in modo da far sembrare che sto scrivendo una email o inserendo dei dati o cose del genere.
Quando non c’è nessuno che se ne va gironzolando per l’ufficio, io nella mia stanzetta me ne sto buona buona a girovagare in internet, guardo le notizie, a volte leggo libri in pdf o semplicemente guardo le cazzate, ma appena sento una sedia cigolare, una scrivania spostarsi, o il minimo rumore che sia diverso da scartoffie che cadono su scartoffie che cadono su scartoffie, comincio a pigiare tasti a caso in modo da mostrarmi impegnata in qualcosa.
Devo dire che fino ad adesso funziona, poi vediamo che succede.

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La casetta delle api

Non avrei mai neanche lontanamente immaginato che mi entusiasmasse così tanto fare acquisti per neonati.

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La collega della porta accanto

Possibile che ovunque io lavori, trovi sempre qualcuno che mi provochi attacchi omicidi?

C’è questa mia collega, o meglio c’era, visto che, finalmente, oggi è il suo ultimo giorno, totalmente pazza. Non pazza tipo, ‘poverina, ha delle turbe psichiche, dobbiamo capirla’, pazza nel senso che crede di essere il pilastro portante della società, ed invece è solo una povera demente incapace di svolgere anche il più elementare dei compiti.
Ebbene, questa ha deciso che se ne vuole andare e non venire più a lavorare, ma, non vuole licenziarsi, no, lei vuole che la licenzino così può avere la disoccupazione. E fosse solo questo. A luglio ha cominciato a dire che voleva andarsene da qui, aveva organizzao tutto, si era persino scritta la lettera di licenziamento da sola da far solo firmare al capo, ma non ci è riuscita. Essendo lui uno intelligente e capace di rigirarti come una frittata le ha fatto credere di essere indispensabile e le ha promesso che le avrebbe trovato altre mansioni più “consone” alle sue capacità. Lei tutta contenta, credendosi ancora di più la migliore ha cominciato a fare la maestrina di sto cazzo con tutti. Siamo andati in ferie e siamo ritornati dalle ferie e questa ha ricominciato a dire di volersene andare, anzi, che voleva che la licenziassero, si è inventata finte malattie dove poi andava a fare i colloqui con altre ditte, e già faceva i suoiprogrammi di vita futuri. Poi ha rideciso di rimanere, fino a stamattina quando è arrivata qua quasi in lacrime e mi ha detto che voleva andarsene al suo paese natio perchè qua a Milano non ce la fa più a stare, che voleva lasciare il fidanzato e rifarsi una vita. Ha parlato con il capo che alla fine per disperazione l’ha licenziata per levarsela dalle palle e lei di tutta risposta adesso è felicissima e zompettante per tutto l’ufficio e manda curriculum a qualsiasi azienda cerchi qualsiasi cosa e già fa progetti dicendomi che se poi, magari trova lavoro in un pub, la sera prenderà il taxi per tornare a casa, perchè qui a Milano, alle 3 di notte le metro non ci sono.

Allora, Cretina che non sei altro, non credo che leggerai mai il mio blog, ma se mai tu lo facessi, e non sono sicura che ti renderesti conto che sto parlando di te, sappi che non ho conosciuto mai una più idiota di te, che ha un contratto a tempo indeterminato e fa ancora le minchiate da 15enne mentendo e giurando che il motivo per il quale vuoi lasciare è perchè ti devi trasferire a 1000 km di distanza. Come cazzo puoi lamentarti del fatto che a Milano o in Italia non c’è lavoro quando ne lasci uno dove hai un contratto di lusso per prendere i tuoi sei mesi di disoccupazione?
Tu sei malata, lasciatelo dire che da una che ci ha messo un anno a trovare sto lavoro, ti prenderei a schiaffi in faccia, ma forte anche.

Spero che tu possa trovare lavoro, e anche presto e che ti trattino malissimo con contratto a tempo determinato, o anche senza contratto, perchè te lo meriti proprio.
E magari anche un bell’attacco di diarrea che ti duri un anno, visto che ci siamo.

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Cazzarola

Stamattina, come tutte le mattine in cui devo andare a lavoro (si, ho trovato un lavoro, e fa pure schifo, ma ne parleremo in un altro momento), mi sono svegliata molto prima che suonasse la sveglia e mentre guardavo il soffitto con occhi spalancati e per niente appiccicati dal sonno e ascoltavo la bellissima (mica tanto) melodia che Pj produce col suo pesantissimo russare, mi è venuta voglia di scrivere. E così mentre mi lavavo, mi vestivo, mi rendevo conto che i miei capelli stamattina facevano proprio schifo, mentre mi preparavo per il lavoro insomma, m’immaginavo già le parole che avrei scritto per raccontare quello che mi è successo, mi frullavano per la testa tantissime idee, fiumi di frasi scorrevano nel mio cervellino malato e mi sentivo come tanti, molti, troppi, mesi fa, quando scrivevo tutto su questo blog, le mie paure, le mie avventure, i miei pensieri e, diciamocela tutta, tutte le più piccole, inutili, cretine cazzate che mi passavano per la testa. Mi sono chiesta come era possibile che avessi smesso da un momento all’altro ed in tutta sincerità non ho trovato una risposta.  Ci ho pensato per tutta la mattina e durante il pranzo e subito dopo e l’unica cosa di cui sono sicura è l’inquietudine che sento in questo momento. La frenesia di schiacciare velocemente tutti questi tasti senza sapere più di tanto a cosa scrivere, lasciare che l’attimo di follia si impossessi di me e che mi faccia sputare fuori tutto quello che c’è dentro, senza filtrare, senza pensare, a volte anche senza capire.

In questi mesi tante volte ci sono state cose che avrei voluto scrivere, episodi divertenti della mia vita a due che avrei potuto condividere, quelle cose che quando succedono ridi come una pazza e pensi “questa è troppo bella, devo scriverla subito sul blog”, ma non l’ho fatto e non so perché.
Ci ho pensato quasi tutti i giorni, ho pensato alla mia creatura abbandonata se stessa e ancora di più ho pensato a tutte le persone che ho perso da quando non scrivo più, a tutti quelli con i quali mi scompisciavo dalle risate, a quelli con i quali facevo discorsi seri, a volte anche troppo, a quelli dai quali ho imparato tanto e a quelli che spesso mi hanno fatto incazzare così tanto che avrei potuto ucciderli se me li fossi trovata davanti.

Mi mancano, mi manca tutto questo, e mi ritrovo nel mio ufficio, una piccola stanzetta dove tira così tanto vento che devo aggrapparmi alla scrivania per non essere trascinata giù dal balcone e penso che forse sarebbe bello rifarlo.